L’arte della Litofania

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Litofania

La litofania è un’antica tecnica artistica che, risalente agli anni Venti del XIX secolo, è ancora in grado di attrarre ed esercitare un potente fascino in chi la ammira. Oggi è possibile riprodurla tramite le nuove tecnologie di stampa 3D, tuttavia, per comprendere più a fondo quest’arte complessa e la sua lunga e travagliata storia, è necessario fare un salto indietro nel tempo di parecchi secoli. Precisamente, ci avventuriamo alla scoperta della nascita del materiale da sempre utilizzato nella produzione delle litofanie, la porcellana.

Cenni storici della porcellana

Siamo in Europa nel XIII secolo, quando i primi intraprendenti mercanti europei, tra cui Marco Polo, decisero di tentare l’avventuroso viaggio verso le terre lontane della Cina e al loro ritorno, insieme a sete pregiate e spezie, riportarono in patria anche alcuni esemplari di vasellame composti di un misterioso materiale, già diffusosi in Oriente prima dell’anno 1000: la porcellana. Il nostro continente ammirava estasiato e attonito questi rari e preziosi oggetti, che tra il XV e il XVI secolo cominciavano ad essere importati via via sempre più numerosi. Tutta l’arte vasaria a partire dal Rinascimento in poi cercò di svelare il mistero dell’impasto della porcellana, dura come una pietra semipreziosa, bianca e traslucida, che continuava ad essere irriproducibile nei paesi europei. Questa enigmatica irriproducibilità trasformò la porcellana in un materiale mitico, avvolto da un’aura di mistero e preziosità che diede ancor maggiore impulso alle importazioni in Europa.
Sul finire del 1600, epoca fervida di ricerche scientifiche, il problema della fabbricazione della porcellana divenne oggetto di studio da parte di una nuova categoria di studiosi naturalisti, gli alchimisti, precursori degli odierni chimici, che miravano a trovare la pietra filosofale per conquistare l’onniscienza, a trasformare i metalli in oro, a scoprire l’elisir di lunga vita. Uno di essi, Fridric Bottger, nel 1708 riuscì infine a svelare il mitico segreto della composizione della porcellana, anche grazie alla consultazione dei diari dei missionari reduci dai viaggi in Oriente. Si dice addirittura che il Principe Augusto di Sassonia tenesse il giovane alchimista in prigione, sebbene innocente, per costringerlo a lavorare notte e giorno alla soluzione dell’enigma. Il giovane alchimista individuò i due componenti basilari dell’impasto della porcellana, il caolino e il feldspato.
A Fridric Bottger si deve la creazione della manifattura tedesca di Meissen, che cominciò la sua attività nel 1710 (con un ritardo di quasi mille anni rispetto alla produzione cinese). Tuttavia la formula della porcellana, protetta come segreto di Stato, non rimase tale a lungo dato che l’alchimista suo scopritore, sotto l’effetto dell’alcool, la rivelò a un collaboratore esterno della manifattura che aprì una nuova fabbrica a Vienna. Da quel momento, la produzione di porcellana in breve tempo si espanse in tutta Europa.

Le origini della litofaniaRisultati immagini per litofania

Una litofania (dal greco lithos “pietra” e fania “apparizione”) è una decorazione su una sottile lastra di porcellana, che deve essere osservata in trasparenza con una retroilluminazione. La sorgente di luce posta dietro la litofania rivela a sorpresa il soggetto rappresentato con un sorprendente effetto tridimensionale e con grande ricchezza di dettagli, inoltre l’ondeggiare tremulo della fiamma della candela, del lume o del camino conferisce un movimento magico all’immagine rivelata. L’immagine appare grazie alle differenze di spessore della porcellana: le parti sottili che lasciano passare più luce producono gli effetti chiari mentre le parti spesse producono le ombre in uno straordinario gioco di chiari e scuri di grande effetto.
La tecnica di produzione, brevettata dall’inventore delle litofanie Charles de Bourgoing nel 1827 in Francia, consiste nel riportare il disegno scelto su una lastra di cera che viene modellata come si fa con l’incisione, ottenendo una litofania, appunto, in cera. In seguito si fa colare sulla cera del gesso per ottenere uno stampo e infine vi si lascia colare la porcellana allo stato liquido così da ottenere le litofanie finali, che saranno pronte per l’uso solo dopo la cottura in forni speciali, a 1300-1400 gradi, conferendo loro la trasparenza e la consistenza necessaria.

La luce

Veniamo ora a scoprire l’importanza della luce, indispensabile affinché la porcellana “prenda vita” e si trasformi in litofania. Il fascino che la luce esercita sull’uomo spiega perché l’uomo, che da essa dipende, ne abbia fatto da sempre un simbolo mistico di perfezione ma nello stesso tempo abbia tentato di invertire i ruoli cercando di addomesticarla, piegarla ai suoi servigi, alle sue necessità. Incapace di sostenere con lo sguardo la luce abbagliante, l’uomo ha ideato lo schermo da frapporre tra se’ e la fonte luminosa in modo da attenuarla e nello stesso tempo lasciarla filtrare. Sin dall’antichità si effettuavano l’intaglio e la traforazione di legno, metallo, tessuti e carta, e si apprezzava la trasparenza di alcuni materiali per ottenere questo effetto (si pensi che una lampada in alabastro, materiale semi-trasparente, è stata rinvenuta nel corredo funebre della tomba di Toutankamon, 1440 a.C.). Ovviamente la porcellana, la cui trasparenza è una delle caratteristiche principali, si prestava in modo ottimale a fare da schermo e a creare giochi di luce.
Un evento fondamentale che favorì la diffusione e il successo della litofania fu dunque l’invenzione della luce artificiale: nei primi anni del XIX secolo vennero perfezionate le lampade a olio, nel 1860 apparvero le prime lampade a petrolio e successivamente si cominciò ad utilizzare l’illuminazione a gas. Tuttavia ben presto ci si accorse che la luce eccessivamente viva, soprattutto se usata a lungo per leggere o scrivere, causava problemi alla vista. Ci fu un notevole incremento delle vendite di occhiali destinati soprattutto a un pubblico giovane; gli anziani invece, abituati ad usare lampade schermate, in proporzione conservavano una vista migliore. Questo incremento di problemi della vista favorì dunque la produzione e la diffusione della litofania, che permetteva di schermare la luce in modo originale e di grande effetto.

Le forme e i soggetti

Il secondo quarto del XIX secolo fu caratterizzato da un’arte destinata all’arredamento, nata in Germania e diffusasi in tutta Europa: si sviluppò il concetto di decorazione di interni. Inizialmente la litofania si presentava appunto sotto forma di schermo per semplici lampade, che mano a mano si specializzarono e diversificarono sempre più in lampade da notte, da scrivania, da salotto, lampadari e paralumi. Successivamente le litofanie vennero inserite anche in oggetti d’uso quotidiano e in oggetti decorativi. Tra questi figuravano tisaniere o scalda tè utilizzati per tenere in caldo bevande o cibo durante la notte, coppe, tazze, boccali, diffusori di essenze profumate: una volta vuotati del contenuto, questi oggetti rivelavano sul fondo paesaggi, scene ironiche (per esempio il ritorno a casa della moglie ubriaca sorpresa al suo ingresso dal marito furente), nudi femminili. Le litofanie impreziosivano inoltre le ventole a schermo, una sorta di ventaglio rigido con Lithophane_-_Gueixas_em_litofaniamanico che veniva usato per proteggere il viso dal riverbero del fuoco del camino ed evitare che il calore del fuoco arrossasse la pelle rischiando di sciogliere il trucco, all’epoca a base di cera, delle signore. E ancora, le minuscole ma dettagliatissime litofanie figuravano anche sulle lenti dei binocoli, sul fondo di scatole per fiammiferi e sulle miniature per case di bambole. I più difficoltosi da realizzare erano ovviamente gli oggetti tondi perché si rischiava di deformare la prospettiva della scena rappresentata.
Per quanto riguarda i soggetti rappresentati su litofania, gli artigiani spesso si ispiravano o riproducevano fedelmente le opere dei maestri del passato, tra cui più di frequente Leonardo da Vinci o Raffaello, e quelle dei pittori contemporanei. Degno di nota è il fatto che quasi mai compare sulla litofania il nome dell’artefice, segno di grande umiltà da parte di questi valenti artigiani consapevoli di essere gli esecutori e non gli ideatori dei soggetti.
Altri temi fonte di ispirazione furono quelli cristiani tratti dalla Bibbia e dai Vangeli come Mosè salvato dalle acque, Madonne col Bambino, gli Angeli, la Natività e la Crocifissione, i famosi personaggi della storia del passato e contemporanea, la letteratura colta e quella popolare, tra cui Don Chisciotte, Goethe (il Faust), Shakespeare (Romeo e Giulietta, Amleto), Victor Hugo (Il gobbo di Notre Dame), la favolistica (Hansel e Gretel). Non mancano poi i paesaggi di città e località famose, quali castelli, cattedrali, terme, cascate.
E altri soggetti ancora erano ispirati alla vita quotidiana. Comparivano realistiche scene di vita e di duro lavoro, a tale proposito un soggetto ricorrente raffigurava un gregge aggredito da un’aquila sotto gli occhi atterriti del pastore. Temi di caccia e battaglia comparivano su litofanie per lampade da studio destinate a un pubblico maschile. E, nonostante il rigore morale vittoriano, erano piuttosto diffusi i temi erotici raffigurati in piccole litofanie che venivano custodite dai soldati nelle tasche delle divise per essere sfoggiate in occasioni goliardiche e conviviali. Divertenti ancora oggi le raffigurazioni umoristiche, come ad esempio la scena ambientata in un museo, in cui compare un uomo in estatica contemplazione davanti ad una statua di nudo femminile e, alle spalle dell’uomo, la moglie osserva la scena con espressione di riprovazione.

Stampa 3D: la rinascita della litofania

Con l’avvento dell’elettricità intorno agli ultimi anni del secolo XIX cominciò il declino della litofania: nata per schermare lo sfavillio della fiamma di candele, di lumi ad olio o a petrolio, fastidioso e dannoso per la vista, il suo uso si rivelò inutile con l’utilizzo di luci elettriche.
Le litofanie conobbero un grande successo, ma ebbero vita breve. Già alla fine dell’Ottocento non erano più utilizzate e col tempo furono dimenticate, tant’è che perfino il termine “litofania” scomparve da vocabolari ed enciclopedie. Fu reintegrato solo negli anni ’80 grazie all’intervento di Laurel Blair, collezionista americano che donò la sua collezione di litofanie (oltre 2400 esemplari) alla sua città. Questa grandiosa collezione è ora custodita nel museo a lui dedicato nell’Ohio negli U.S.A.
Ai giorni nostri, l’antica tecnica della litofania è scomparsa, o per meglio dire si è trasformata stando al passo coi tempi e con la tecnologia moderna. Infatti, sono riconosciute le infinite possibilità che essa ci propone, tant’è che è possibile replicare l’arte della litofania utilizzando la stampa 3D.
Tecnologia, si sa, spesso è sinonimo di “semplificazione”: da sempre l’uomo cerca di creare condizioni di vita più semplici, sicure e comode, migliorando e ottimizzando l’aspetto della nostra vita quotidiana. Una litofania stampata in 3D richiede una tipologia di lavorazione diversa, più semplice, che permette di creare dal nulla un oggetto già “pronto”, già inciso, che se retroilluminato mette in risalto trasparenze di luce.
Nell’Ottocento, le molteplici difficoltà del processo di fabbricazione, dovute ai forni a legna e alla lavorazione esclusivamente manuale, senza l’ausilio di macchinari o strumenti sofisticati, causavano ben il 60% di scarti. Una percentuale estremamente notevole, soprattutto se teniamo in considerazione la lunghezza delle tempistiche che richiedeva l’antica procedura: la scelta del soggetto, la colatura di cera fusa su una lastra di vetro retroilluminata, l’incisione del disegno sulla lastra di cera (l’artigiano deve essere abile per sapere dove e quanto scavare per far trasparire più o meno luce, in modo da creare i giusti contrasti di chiaroscuro e dare tridimensionalità all’opera), la successiva colatura del gesso sulla lastra di cera scavata per formare uno stampo in rilievo, la colatura della porcellana liquida nel calco in gesso e infine la cottura in forno a legna a 1300°-1400°. Tutto ciò senza tener conto degli errori e degli innumerevoli tentativi prima di giungere allo stampo in gesso definitivo. Insomma, abbiamo capito che si trattava di un processo estremamente lungo e complesso.
Attraverso l’utilizzo della stampa 3D, invece, si riscontra un’incomparabile ottimizzazione di materiale e tempistica di produzione. Con una stampante 3D di qualità e con un esperto tecnico del settore, si otterrà una litofania in un paio d’ore con una percentuale quasi nulla di spreco di materiale.
Ora che siamo a conoscenza dell’antico metodo di fabbricazione delle litofanie, andiamo a scoprire nel dettaglio come esso si è evoluto tramite la stampa 3D.

P_20180312_140453 (1)Mentre nell’Ottocento la tecnica consisteva nel riprodurre manualmente il soggetto scelto sulle varie lastre di materiale, oggi si parte più semplicemente da una fotografia digitale. Attraverso un processo matematico computerizzato, la fotografia in questione viene convertita in una matrice matematica, vale a dire una tabella formata da elementi numerici, tramite i quali è possibile ottenere una rappresentazione grafica e di conseguenza un disegno tridimensionale della fotografia. Come mostra la foto qui a lato, ci sono tre valori X, Y e Z che coesistono tra loro e determinano il grafico e di conseguenza il disegno in 3D. Torniamo ora all’artigiano, che con pazienza e precisione scavava e incideva la lastra in base all’intensità dei toni e dei colori dell’opera che voleva riprodurre, ottenendo parti in cui il materiale era più spesso così da schermare maggiormente la luce e altre parti in cui il materiale risultava più sottile in modo da farla maggiormente filtrare. Nel disegno 3D il concetto è lo stesso: lo spessore/sottigliezza della lastra che si andrà poi a stampare è dettato dal valore Z (altezza), che varia per ogni punto in base all’intensità del colore e all’effetto chiaro-scuro della fotografia di partenza. Per intenderci, il colore nero essendo molto intenso avrà un valore molto elevato in Z, mentre quello del colore bianco sarà estremamente basso. Di conseguenza, la luce posta dietro la lastra filtrerà più o meno intensamente nei vari punti, dando così vita alla litofania. Inoltre, partendo dalla matrice matematica iniziale, si ha la possibilità di variare a piacere i parametri della fotografia, quali ad esempio la positività/negatività dell’immagine.

L’evoluzione del disegno tecnico

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Cos’è il “disegno”?

Diamo al termine “disegno” una definizione semplice: il disegno non è altro che una rappresentazione di cose reali o immaginarie tramite delle linee e/o dei segni. Definizione facile da comprendere, perché il disegno è un’attività naturale e istintiva per l’uomo, basti pensare che è una delle prime azioni con cui ci interfacciamo sin dai primi anni di vita.

Per la realizzazione di un disegno, utilizziamo due elementi di base: il primo è lo strumento, con cui tracciamo il disegno (ad esempio la classica matita), e il secondo è lo spazio/piano, su cui andiamo a disegnare (ad esempio un semplice foglio di carta). Queste due tipologie di elementi, lo strumento e il piano, sono essenziali nell’arte del disegno. Difficile disegnare facendone a meno, no? In questo articolo andremo dunque ad analizzare assieme le varie tipologie di strumenti e di piani che sono stati utilizzati per disegnare nel corso della storia, in modo da comprendere a pieno l’evoluzione della pratica del disegno.

Pennello e matita, strumenti che convivono
Pennello e matita, strumenti che convivono.

Prima di proseguire però, soffermiamoci ancora un momento sullo strumento in generale, per andare a fare un’ulteriore precisazione. Nel caso del disegno lo strumento, che sia una matita o una penna, crea colori puri e, di conseguenza, il risultato finale sarà determinato unicamente dalle forme che andremo a creare.

L’obiettivo finale di un disegno, infatti, è proprio la comunicazione di qualcosa tramite il solo utilizzo delle forme. Al contrario, la pittura utilizza non solo lo strumento, come ad esempio il pennello, ma anche la tavola dei colori i quali, inevitabilmente, tendono a nascondere le forme. L’obiettivo finale della pittura è infatti la comunicazione di qualcosa tramite colori e sfumature. Tuttavia, risulta difficile effettuare una netta distinzione tra disegno e pittura, in quanto sono pratiche correlate; prima di iniziare a dipingere, infatti, il pittore solitamente crea una bozza che, per quanto accennata possa essere, è comunque un disegno.

Il disegno tecnico è un disegno geometrico-strumentale con un suo linguaggio specifico, finalizzato alla realizzazione di un oggetto o alla rappresentazione dello stato di fatto di un oggetto che deve essere riprodotto o modificato.

Ed è da questi concetti chiave che iniziamo il nostro viaggio, viaggio storico ma anche concettuale, perché se con l’evoluzione della tecnica del disegno comprendiamo che si evolvono o addirittura, si creano, nuove tecniche…. Beh, è tutta un’altra storia. In ogni senso.

 

Perché si parla di “evoluzione del disegno”?

Iniziamo facendo chiarezza riguardo un concetto che forse molti credono di avere bene in mente, ma forse non conoscono a pieno: il concetto di “evoluzione”.
Prendendo direttamente da Wikipedia la definizione del termine, leggiamo nella prima riga:

In biologia, con il termine evoluzione, si intende il cambiamento, all’interno di una popolazione, delle caratteristiche ereditabili col passare delle generazioni.

Bene, non crediate che sia una citazione fuori luogo in un articolo dedicato al disegno. È molto importante infatti, anche parlando di disegno, partire dalla branchia della biologia, in quanto la tecnica del disegno è una trasmissione da padre a figlio, generazione in generazione, e mi piace pensare che crei un concetto oltre che societario anche genetico, instaurando nelle persone il concetto di “disegno”.

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La Cueva de las Manos – Patagonia

Per comprendere meglio il significato del termine “evoluzione”, mi permetto di chiamarti in causa. Nel paragrafo precedente, rispondendo alla domanda “Che cos’è il disegno?”, abbiamo citato la matita e il foglio di carta, due elementi che conosciamo bene in quanto fanno parte della nostra quotidianità. Ma ora pensa per un momento di porre la stessa domanda ad un primitivo circa 3 milioni di anni fa: quale sarebbe stata la sua risposta?

Ovviamente all’epoca non esistevano né matita né foglio, quindi il nostro amico primitivo sicuramente con “disegno” avrebbe inteso una rappresentazione tracciata sulla parete di una grotta con il materiale che aveva a disposizione, come terra o bacche.

Ecco che, entrando in questa mentalità, si comprende come la società si evolva insieme alla tecnologia e come molti concetti semplici dati per “ovvio” si evolvano con essa. Nella lettura di questo articolo, ti invito a pensare di porre la nostra domanda “Che cos’è il disegno?” a un qualsiasi uomo vissuto in un qualsiasi periodo storico: scoprirai con grande stupore che effettivamente la risposta, seppur per un concetto così semplice, muterà continuamente.

Arte rupestre

Partiamo allora dall’analisi dei primi disegni, rintracciabili in età preistorica con le prime manifestazioni di arte rupestre. Il primo piano su cui nasce il disegno è, come avrai inteso, la pietra delle pareti delle grotte, a cui in seguito subentrano piani sicuramente più pratici come l’argilla, il legno, l’osso e il bambù. Per quanto riguarda lo strumento da disegno, ne possiamo distinguere due diverse tipologie: strumenti in materiale duro (come rocce e metalli) che scavano nel piano un solco andando a crearvi un’incisione, e strumenti in materiali naturali (carbone da legna e terre colorate), la cui pigmentazione deposita sul piano una traccia colorata.

Con l’evolversi delle società preistoriche verso civiltà più organizzate, si passa poi dall’utilizzo delle mani o degli scalpelli dei primitivi a quello di nuovi strumenti quali pennelli, stecche affilate e ceselli appuntiti. Si consolida una forma di disegno abbastanza approssimativa, caratterizzata da linee spesse e non molto regolari.

L’accecamento di Polifemo – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma.

Ma veniamo ora ai soggetti: che cosa si disegnava? Soprattutto rappresentazioni di costruzioni di oggetti, come ad esempio archi o frecce, e decorazioni ornamentali, come segni su vasi di argilla. Quale era dunque il fine del disegno? Notiamo ora e noteremo nelle epoche storiche successive che i disegni sono sempre stati utilizzati per scopi pratici: il disegno doveva essere utile. Per tramandare il sapere alle generazioni future infatti non si utilizzavano testi, ma unicamente disegni, attraverso i quali avveniva la comunicazione: si tramandavano storie, religioni e addirittura tecniche di produzione guidate, come sono oggi le istruzioni dell’IKEA…

Il papiro e il pennello

Spostiamoci ora nell’antico Egitto. Gli egizi furono uno tra i primi popoli a far uso della scrittura (i noti geroglifici), eppure non abbandonarono mai l’utilizzo del disegno, perché consapevoli che l’abilità di leggere e scrivere era ancora un privilegio per soli sapienti, scribi o sacerdoti; il popolo aveva bisogno del disegno. Con la rivoluzionaria scoperta del papiro, si verifica una vera e propria svolta riguardo l’evoluzione del piano di disegno e, di conseguenza, degli strumenti; svolta di straordinaria rilevanza, che segna le prime conquiste del disegno tecnico e della geometria. Il papiro infatti, rispetto ai precedenti piani, risulta decisamente più adatto alla tracciatura di linee sottili e regolari, che vengono effettuate tramite una sottile cannuccia simile ad un pennello intinta in un inchiostro vegetale, con l’ulteriore aiuto di righelli e compassi: è evidente che in questo modo il disegno si avvale di maggior precisione e tecnica. Contemporaneamente fa la sua prima comparsa il disegno architettonico, finalizzato alla guida per la realizzazione di opere più complesse quali templi e altri luoghi sacri, talvolta con risultati già sorprendenti per l’epoca. 

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Heruben – Fertilità

Voglio attirare la tua attenzione su questa rappresentazione, tratta da “Heruben”, il noto Libro egizio dei Morti. Questo disegno su papiro mostra in modo minuzioso come avviene un rituale relativo alla coltivazione, composto da regole ben precise; è stato rappresentato per documentare e, quindi, tramandare la stessa tecnica a generazioni e generazioni successive, fino ad oggi. Quindi capiamo come un disegno/pittura sia espressione di universalità e internazionalità, in quanto utilizza un linguaggio noto a tutti, non ha bisogno di conoscere una lingua specifica per essere compreso, tanto che è stato tramandato sino ad oggi.

La pergamena

Il sapere scientifico e tecnico dell’antico Egitto è il fondamento su cui si basa il monumentale patrimonio scientifico e culturale della Grecia antica. Anche se la strumentazione grafica resta sostanzialmente la stessa degli egizi, si sviluppa una qualità più elevata, adeguata alle esigenze della ricerca scientifica. La geometria, raccolta da Euclide in un corpo organico ancora oggi indispensabile, è basata sul rigore logico e sulla verifica grafica; la scienza astratta interagisce con il disegno geometrico. Anche in periodo romano non si verificano innovazioni sostanziali nella strumentazione del disegno; i reperti di questo periodo sono pertanto testimoni preziosi anche delle precedenti civiltà greca ed egizia. Oltre a righelli e compassi, nei diversi musei antichi si possono vedere squadre, compassi rapportatori, tiralinee.

Per quanto riguarda il piano, il papiro viene gradualmente soppiantato dalla pergamena. Nota anche come cartapecora, la pergamena è una membrana ricavata appunto da pelle di agnello, capra o vitello, e prende nome dalla città di Pergamo dove, secondo la tradizione, sarebbe stata introdotta attorno al II secolo a.C. Inizialmente non ebbe grande diffusione, a causa della concorrenza del papiro che risultava più abbondante e meno costoso, ma a partire dalla tarda antichità (V secolo) si diffuse fino a diventare il principale piano scrittorio e di disegno durante il Medioevo (prima di essere sostituita definitivamente dalla carta).

Il Medioevo è fondamentale per lo sviluppo del disegno architettonico, in linea con il gusto più monumentale e complesso che tocca l’architettura di quest’epoca (palazzi e grandi cattedrali con strutture a volta). Gli elaborati di progetto sono ancora approssimativi, ma in alcuni casi di buona qualità e precisione; gli strumenti di disegno sono ancora quelli antichi.

La carta e la matita

Leonardo Da Vinci – Disegno su carta di una trivella verticale

Dopo il periodo cosiddetto “buio” del Medioevo, con il Rinascimento rifiorisce la cultura e l’economia e ciò fa sì che rinascano anche gli interessi per la scienza e per l’arte. Gli scienziati richiedono strumenti sempre più precisi, gli architetti devono elaborare progetti sempre più dettagliati. La scoperta della prospettiva (Brunelleschi, 1413) impone ad artisti, disegnatori e architetti l’uso di strumenti di precisione grafica: sono affinati o riscoperti quelli antichi e ne vengono inventati di nuovi, cosicché si sviluppa una vasta gamma di strumenti in grado di indagare, rilevare e progettare in modo sempre più sofisticato.

La pergamena viene abbandonata dal XIV secolo con la diffusione della carta, che diviene il nuovo piano scrittorio e di disegno per eccellenza. La sua invenzione risale in Cina molti secoli addietro, nel 105 d.C., quando Ts’ai Lun informò l’imperatore di aver trovato il modo di fabbricare “con vecchi stracci, reti da pesca e scorza d’albero” un nuovo materiale di agevole impiego, di basso costo e, quindi, alla portata di tutti: la carta, appunto. A Ts’ai Lun furono resi grandi onori dalle autorità ma soprattutto dal popolo, che ogni anno bruciava incenso dinnanzi alla sua statua; questo gesto sta a sottolineare quanto il popolo si fosse reso conto dell’enorme importanza di tale invenzione e quanto ne fu riconoscente.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili (Gutenberg, 1447) si pone l’esigenza di realizzare anche disegni stampati.

Nel XVII secolo la rivoluzione scientifica apre nuovi orizzonti alla ricerca sperimentale e la tecnologia si evolve rapidamente, creando le premesse della rivoluzione industriale del XVIII secolo. L’invenzione e lo sviluppo di strumenti scientifici sempre più precisi e complessi induce anche una produzione di strumenti da disegno più evoluti, come il calamaio accoppiato alla penna di volatili (oca, cigno o airone). Fa soprattutto comparsa lo strumento principe del disegno moderno: la matita. Dalla prima commercializzazione in Inghilterra nel 1610, la bacchette di grafite si evolvono in modo consistente alla fine del XVIII secolo con il brevetto Faber (grafite incapsulata nel cilindro di legno).

Questi nuovi strumenti e materiali permettono al disegno di diffondersi sempre più tra il popolo e, di conseguenza, inizia anche l’importante sviluppo e diffusione della scrittura. Essa inevitabilmente porta il disegno ad essere sempre meno fondamentale per la trasmissione generazionale e sempre più incentrato solamente sulla rappresentazione tecnica.

Il tecnigrafo e la china

Eccoci giunti al periodo contemporaneo. Il disegno tecnico fiorisce come fondamentale alleato della progettazione industriale; ovunque nascono scuole tecniche di ogni ordine, si moltiplicano i corsi di disegno, creando un vasto mercato per gli strumenti del disegno stesso.

Tecnigrafo
Tecnigrafo

Fa la sua entrata in scena il primo strumento nato appositamente per il disegno tecnico: il tecnigrafo. Le sue origini risalgono intorno al 1910 ed è composto da una squadra montata su un goniometro che ne consente la rotazione angolare, così da creare uno strumento unico nel suo genere che rivoluzionò il mondo del disegno tecnico per decenni.

Il tecnigrafo nel suo utilizzo veniva affiancato alla classica matita e all’inchiostro di china, quest’ultimo infatti era utilizzato assieme alla carta lucido il cui materiale traslucido permetteva la riproduzione in maggiori quantità, utilizzo fondamentale soprattutto nel campo industriale.

Bisogna però ricordare che, essendo uno strumento alquanto ingombrante e poco pratico, è stato utilizzato sempre dagli esperti di disegno ed era raro che gli stessi professionisti ne possedessero uno nelle proprie abitazioni. Nonostante ciò, sino a poco tempo fa il tecnigrafo è sempre stato il padrone indiscusso come strumento e la carta come piano. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che con il tecnigrafo si è storicamente raggiunto il massimo utilizzo concreto dei materiali. Successivamente, con l’avanzamento della tecnologia, si lascerà spazio all’evoluzione informatica.


Computer – Autocad

Dagli anni Sessanta appare un nuovo strumento rivoluzionario: il computer. Dalla fine degli anni Ottanta il personal computer entra anche sulla scena del disegno tecnico e nel 1982 viene lanciato sul mercato il primo programma creato appositamente per i professionisti del disegno tecnico, Autocad.

Presentazione della prima versione di Autocad
Presentazione della prima versione di Autocad

Ed è interessante come, per la prima volta nella storia, il piano del disegno non sia realmente fisico, ma virtuale. E vale la stessa questione per lo strumento, il mouse. Questo è il principale motivo per cui tale evoluzione non viene subito apprezzata da tutti i professionisti del settore: progettisti e disegnatori devono imparare a misurarsi non solo con il nuovo strumento, ma anche con una nuova modalità di pensare il disegno e di organizzare il processo progettuale.

Il disegno tecnico al computer, tuttavia, ottiene quasi subito un successo strabiliante. Perché? Semplicemente perché le potenzialità di questa macchina sono racchiuse nella sua immediatezza di utilizzo. Un esempio concreto: se prima con il tecnigrafo si era costretti ad utilizzare due squadre e un goniometro e a cambiare continuamente matita solo per creare due semplici linee, ora per mezzo del computer si possono fare gli stessi passaggi inserendo soltanto 3 valori numerici.

Inoltre, se a questa immediatezza di utilizzo si affianca il fatto che un computer fisicamente occupa molto meno spazio di un tecnigrafo (da una stanza a una scrivania), possiamo subito comprendere come il disegno tecnico divenga sempre più alla portata delle persone.

Altro evento di grande importanza che affianca il computer è l’entrata in scena di una macchina conosciutissima ai giorni nostri, ma sorprendentemente innovativa in quegli anni: la stampante 2D. Essa nasce per permettere alle persone di poter riprodurre con semplicità e immediatezza un numero illimitato di volte i propri disegni. Infatti, dal momento che i disegni sono diventati virtuali, sotto forma di files, diventa molto più facile condividerli e utilizzarli anche contemporaneamente in più parti del mondo.

Computer – Disegno 3D

Con l’incessante evoluzione informatica questa nuova tecnologia ha inevitabilmente preso il sopravvento, sviluppando nuovi modi di progettare, sempre più immediati, sempre più potenti. Si è puntato il più possibile sull’evoluzione del disegno tridimensionale, fino ad arrivare intorno agli anni 2000, in cui troviamo software, come Autocad e Solid Works, che creano le basi per l’utilizzo di queste nuove tecniche di disegno.

SolidWorks 1995 primo comando "Estrudi"
SolidWorks 1995 primo comando “Estrudi”

Con il tempo la tecnologia prende il sopravvento a tal punto da portare il disegno tridimensionale non solo nel mondo del disegno meccanico, ma anche nel mondo del disegno organico, dove forme più irregolari vengono gestite dai computer, sino ad arrivare ai giorni nostri ove chiunque possieda un pc ha la possibilità di utilizzare potentissimi programmi di disegno anche gratuitamente.

Come nuovi strumenti da disegno vediamo nascere per il pubblico oltre a mouse sempre più sofisticati, le penne touch screen accompagnate dalle tavolette grafiche se non addirittura device che permettono l’utilizzo (anche se molto basilare) delle proprie dita.

Questo concetto di “condivisione gratuita” e il fatto che in quasi ogni casa oramai è presente un computer, ha portato il disegno 2D e 3D sempre più alla portata di tutti, e si nota come sia sempre meno necessario la necessità di studi accademici per utilizzare tali programmi (ovviamente per utilizzi non professionali).

Il Futuro

Programma Fusion360 e Stampante 3D 4PRINT della 4DOITaly
Programma Fusion360 e Stampante 3D 4PRINT della 4DOITaly

A questo punto, affrontiamo insieme lo sviluppo delle nuove tecnologie di cui si sente spesso parlare.

Pur essendo fisicamente esistenti, personalmente le raggruppo ancora come tecnologie “del futuro” perché non sono ancora alla portata di tutti e, seguendo il filo logico che ho sviluppato per tutto l’articolo, non posso considerarle ancora un’evoluzione concreta per il popolo e per la società. Tuttavia le basi ci sono e sicuramente l’evoluzione andrà in direzione di queste nuove tecnologie, motivo per cui mi sento alquanto sicuro di poterle categorizzare in un possibile “futuro”.

Sconvolgente è il fatto di come i software da disegno 2D e 3D si siano sempre più evoluti incentrando il loro sviluppo sulla semplificazione di utilizzo, ottenendo risultati sempre più veloci, immediati e soprattutto efficaci.

Come nuovi strumenti vediamo entrare tra i professionisti i controller per le “realtà virtuali” come l’Oculus Rift e i”Feel instruments” come l’OpenHaptics, i cui strumenti aggiungono una navigazione 3D realistica e aggiungono una sorta di tecnologia tattile.
Mentre il piano di disegno rimane sempre un piano virtuale, ma sempre più incentrato sull’evoluzione della terza dimensione del disegno: la realtà virtuale.

In poche parole il disegno tecnico ha trovato potenzialità nel mondo virtuale e lo sviluppo è sempre costante con l’aumentare dei nuovi sviluppi tecnologici. Però notiamo come questo sviluppo sia sempre più incentrato nello spazio tridimensionale, tanto da creare un mondo virtuale e di creare macchine che possano creare oggettivamente ciò che realizziamo…

La stampa 3D infatti è l’ultima tecnologia che sta entrando sempre più in questo campo, la quale permette di realizzare concretamente i propri disegni tecnici e non, così da rivoluzionare anche alcune realtà del mondo del lavoro.

12Pur essendo una tecnologia risalente agli inizi del 1980 si è sviluppata tra il pubblico intorno al 2010 proponendo stampanti 3D sempre più economiche ma sempre complesse e non immediate da utilizzare, consapevoli di questa limitazione che colpisce questa tecnologia la 4DOITaly ha realizzato una stampante 3D incentrata con l’unico scopo di realizzare i progetti, senza aver necessariamente bisogno di alcuna conoscenza tecnica.

 

Fatto interessante è come nel corso della storia abbiamo visto evolversi sempre parallelamente gli strumenti e i piani da disegno, ed oggi è in futuro non sarà sicuramente da meno.


Termino il mio articolo proprio nella categoria “Futuro” per invogliarti a scoprire questo mondo e a inventare tu stesso qualcosa di nuovo, e vorrei concludere con una mia frase che mi ripeto sempre, forse anche per invogliarti un pochino:

Se vuoi creare qualcosa che nessuno ha mai creato, dovrai fare qualcosa che nessuno ha mai fatto.

Grazie di aver letto questo articolo, per qualsiasi curiosità, dubbio o possibile errore, non esitare a contattarci.

Stefano Ala

Un ringraziamento a “Autocad, Fusion 360, SolidWorks, Wikipedia, ScalaArchives” per le immagini utilizzate in questo articolo.