L’arte della Litofania

Lithophane_-_Gueixas_em_litofania

Litofania

La litofania è un’antica tecnica artistica che, risalente agli anni Venti del XIX secolo, è ancora in grado di attrarre ed esercitare un potente fascino in chi la ammira. Oggi è possibile riprodurla tramite le nuove tecnologie di stampa 3D, tuttavia, per comprendere più a fondo quest’arte complessa e la sua lunga e travagliata storia, è necessario fare un salto indietro nel tempo di parecchi secoli. Precisamente, ci avventuriamo alla scoperta della nascita del materiale da sempre utilizzato nella produzione delle litofanie, la porcellana.

Cenni storici della porcellana

Siamo in Europa nel XIII secolo, quando i primi intraprendenti mercanti europei, tra cui Marco Polo, decisero di tentare l’avventuroso viaggio verso le terre lontane della Cina e al loro ritorno, insieme a sete pregiate e spezie, riportarono in patria anche alcuni esemplari di vasellame composti di un misterioso materiale, già diffusosi in Oriente prima dell’anno 1000: la porcellana. Il nostro continente ammirava estasiato e attonito questi rari e preziosi oggetti, che tra il XV e il XVI secolo cominciavano ad essere importati via via sempre più numerosi. Tutta l’arte vasaria a partire dal Rinascimento in poi cercò di svelare il mistero dell’impasto della porcellana, dura come una pietra semipreziosa, bianca e traslucida, che continuava ad essere irriproducibile nei paesi europei. Questa enigmatica irriproducibilità trasformò la porcellana in un materiale mitico, avvolto da un’aura di mistero e preziosità che diede ancor maggiore impulso alle importazioni in Europa.
Sul finire del 1600, epoca fervida di ricerche scientifiche, il problema della fabbricazione della porcellana divenne oggetto di studio da parte di una nuova categoria di studiosi naturalisti, gli alchimisti, precursori degli odierni chimici, che miravano a trovare la pietra filosofale per conquistare l’onniscienza, a trasformare i metalli in oro, a scoprire l’elisir di lunga vita. Uno di essi, Fridric Bottger, nel 1708 riuscì infine a svelare il mitico segreto della composizione della porcellana, anche grazie alla consultazione dei diari dei missionari reduci dai viaggi in Oriente. Si dice addirittura che il Principe Augusto di Sassonia tenesse il giovane alchimista in prigione, sebbene innocente, per costringerlo a lavorare notte e giorno alla soluzione dell’enigma. Il giovane alchimista individuò i due componenti basilari dell’impasto della porcellana, il caolino e il feldspato.
A Fridric Bottger si deve la creazione della manifattura tedesca di Meissen, che cominciò la sua attività nel 1710 (con un ritardo di quasi mille anni rispetto alla produzione cinese). Tuttavia la formula della porcellana, protetta come segreto di Stato, non rimase tale a lungo dato che l’alchimista suo scopritore, sotto l’effetto dell’alcool, la rivelò a un collaboratore esterno della manifattura che aprì una nuova fabbrica a Vienna. Da quel momento, la produzione di porcellana in breve tempo si espanse in tutta Europa.

Le origini della litofaniaRisultati immagini per litofania

Una litofania (dal greco lithos “pietra” e fania “apparizione”) è una decorazione su una sottile lastra di porcellana, che deve essere osservata in trasparenza con una retroilluminazione. La sorgente di luce posta dietro la litofania rivela a sorpresa il soggetto rappresentato con un sorprendente effetto tridimensionale e con grande ricchezza di dettagli, inoltre l’ondeggiare tremulo della fiamma della candela, del lume o del camino conferisce un movimento magico all’immagine rivelata. L’immagine appare grazie alle differenze di spessore della porcellana: le parti sottili che lasciano passare più luce producono gli effetti chiari mentre le parti spesse producono le ombre in uno straordinario gioco di chiari e scuri di grande effetto.
La tecnica di produzione, brevettata dall’inventore delle litofanie Charles de Bourgoing nel 1827 in Francia, consiste nel riportare il disegno scelto su una lastra di cera che viene modellata come si fa con l’incisione, ottenendo una litofania, appunto, in cera. In seguito si fa colare sulla cera del gesso per ottenere uno stampo e infine vi si lascia colare la porcellana allo stato liquido così da ottenere le litofanie finali, che saranno pronte per l’uso solo dopo la cottura in forni speciali, a 1300-1400 gradi, conferendo loro la trasparenza e la consistenza necessaria.

La luce

Veniamo ora a scoprire l’importanza della luce, indispensabile affinché la porcellana “prenda vita” e si trasformi in litofania. Il fascino che la luce esercita sull’uomo spiega perché l’uomo, che da essa dipende, ne abbia fatto da sempre un simbolo mistico di perfezione ma nello stesso tempo abbia tentato di invertire i ruoli cercando di addomesticarla, piegarla ai suoi servigi, alle sue necessità. Incapace di sostenere con lo sguardo la luce abbagliante, l’uomo ha ideato lo schermo da frapporre tra se’ e la fonte luminosa in modo da attenuarla e nello stesso tempo lasciarla filtrare. Sin dall’antichità si effettuavano l’intaglio e la traforazione di legno, metallo, tessuti e carta, e si apprezzava la trasparenza di alcuni materiali per ottenere questo effetto (si pensi che una lampada in alabastro, materiale semi-trasparente, è stata rinvenuta nel corredo funebre della tomba di Toutankamon, 1440 a.C.). Ovviamente la porcellana, la cui trasparenza è una delle caratteristiche principali, si prestava in modo ottimale a fare da schermo e a creare giochi di luce.
Un evento fondamentale che favorì la diffusione e il successo della litofania fu dunque l’invenzione della luce artificiale: nei primi anni del XIX secolo vennero perfezionate le lampade a olio, nel 1860 apparvero le prime lampade a petrolio e successivamente si cominciò ad utilizzare l’illuminazione a gas. Tuttavia ben presto ci si accorse che la luce eccessivamente viva, soprattutto se usata a lungo per leggere o scrivere, causava problemi alla vista. Ci fu un notevole incremento delle vendite di occhiali destinati soprattutto a un pubblico giovane; gli anziani invece, abituati ad usare lampade schermate, in proporzione conservavano una vista migliore. Questo incremento di problemi della vista favorì dunque la produzione e la diffusione della litofania, che permetteva di schermare la luce in modo originale e di grande effetto.

Le forme e i soggetti

Il secondo quarto del XIX secolo fu caratterizzato da un’arte destinata all’arredamento, nata in Germania e diffusasi in tutta Europa: si sviluppò il concetto di decorazione di interni. Inizialmente la litofania si presentava appunto sotto forma di schermo per semplici lampade, che mano a mano si specializzarono e diversificarono sempre più in lampade da notte, da scrivania, da salotto, lampadari e paralumi. Successivamente le litofanie vennero inserite anche in oggetti d’uso quotidiano e in oggetti decorativi. Tra questi figuravano tisaniere o scalda tè utilizzati per tenere in caldo bevande o cibo durante la notte, coppe, tazze, boccali, diffusori di essenze profumate: una volta vuotati del contenuto, questi oggetti rivelavano sul fondo paesaggi, scene ironiche (per esempio il ritorno a casa della moglie ubriaca sorpresa al suo ingresso dal marito furente), nudi femminili. Le litofanie impreziosivano inoltre le ventole a schermo, una sorta di ventaglio rigido con Lithophane_-_Gueixas_em_litofaniamanico che veniva usato per proteggere il viso dal riverbero del fuoco del camino ed evitare che il calore del fuoco arrossasse la pelle rischiando di sciogliere il trucco, all’epoca a base di cera, delle signore. E ancora, le minuscole ma dettagliatissime litofanie figuravano anche sulle lenti dei binocoli, sul fondo di scatole per fiammiferi e sulle miniature per case di bambole. I più difficoltosi da realizzare erano ovviamente gli oggetti tondi perché si rischiava di deformare la prospettiva della scena rappresentata.
Per quanto riguarda i soggetti rappresentati su litofania, gli artigiani spesso si ispiravano o riproducevano fedelmente le opere dei maestri del passato, tra cui più di frequente Leonardo da Vinci o Raffaello, e quelle dei pittori contemporanei. Degno di nota è il fatto che quasi mai compare sulla litofania il nome dell’artefice, segno di grande umiltà da parte di questi valenti artigiani consapevoli di essere gli esecutori e non gli ideatori dei soggetti.
Altri temi fonte di ispirazione furono quelli cristiani tratti dalla Bibbia e dai Vangeli come Mosè salvato dalle acque, Madonne col Bambino, gli Angeli, la Natività e la Crocifissione, i famosi personaggi della storia del passato e contemporanea, la letteratura colta e quella popolare, tra cui Don Chisciotte, Goethe (il Faust), Shakespeare (Romeo e Giulietta, Amleto), Victor Hugo (Il gobbo di Notre Dame), la favolistica (Hansel e Gretel). Non mancano poi i paesaggi di città e località famose, quali castelli, cattedrali, terme, cascate.
E altri soggetti ancora erano ispirati alla vita quotidiana. Comparivano realistiche scene di vita e di duro lavoro, a tale proposito un soggetto ricorrente raffigurava un gregge aggredito da un’aquila sotto gli occhi atterriti del pastore. Temi di caccia e battaglia comparivano su litofanie per lampade da studio destinate a un pubblico maschile. E, nonostante il rigore morale vittoriano, erano piuttosto diffusi i temi erotici raffigurati in piccole litofanie che venivano custodite dai soldati nelle tasche delle divise per essere sfoggiate in occasioni goliardiche e conviviali. Divertenti ancora oggi le raffigurazioni umoristiche, come ad esempio la scena ambientata in un museo, in cui compare un uomo in estatica contemplazione davanti ad una statua di nudo femminile e, alle spalle dell’uomo, la moglie osserva la scena con espressione di riprovazione.

Stampa 3D: la rinascita della litofania

Con l’avvento dell’elettricità intorno agli ultimi anni del secolo XIX cominciò il declino della litofania: nata per schermare lo sfavillio della fiamma di candele, di lumi ad olio o a petrolio, fastidioso e dannoso per la vista, il suo uso si rivelò inutile con l’utilizzo di luci elettriche.
Le litofanie conobbero un grande successo, ma ebbero vita breve. Già alla fine dell’Ottocento non erano più utilizzate e col tempo furono dimenticate, tant’è che perfino il termine “litofania” scomparve da vocabolari ed enciclopedie. Fu reintegrato solo negli anni ’80 grazie all’intervento di Laurel Blair, collezionista americano che donò la sua collezione di litofanie (oltre 2400 esemplari) alla sua città. Questa grandiosa collezione è ora custodita nel museo a lui dedicato nell’Ohio negli U.S.A.
Ai giorni nostri, l’antica tecnica della litofania è scomparsa, o per meglio dire si è trasformata stando al passo coi tempi e con la tecnologia moderna. Infatti, sono riconosciute le infinite possibilità che essa ci propone, tant’è che è possibile replicare l’arte della litofania utilizzando la stampa 3D.
Tecnologia, si sa, spesso è sinonimo di “semplificazione”: da sempre l’uomo cerca di creare condizioni di vita più semplici, sicure e comode, migliorando e ottimizzando l’aspetto della nostra vita quotidiana. Una litofania stampata in 3D richiede una tipologia di lavorazione diversa, più semplice, che permette di creare dal nulla un oggetto già “pronto”, già inciso, che se retroilluminato mette in risalto trasparenze di luce.
Nell’Ottocento, le molteplici difficoltà del processo di fabbricazione, dovute ai forni a legna e alla lavorazione esclusivamente manuale, senza l’ausilio di macchinari o strumenti sofisticati, causavano ben il 60% di scarti. Una percentuale estremamente notevole, soprattutto se teniamo in considerazione la lunghezza delle tempistiche che richiedeva l’antica procedura: la scelta del soggetto, la colatura di cera fusa su una lastra di vetro retroilluminata, l’incisione del disegno sulla lastra di cera (l’artigiano deve essere abile per sapere dove e quanto scavare per far trasparire più o meno luce, in modo da creare i giusti contrasti di chiaroscuro e dare tridimensionalità all’opera), la successiva colatura del gesso sulla lastra di cera scavata per formare uno stampo in rilievo, la colatura della porcellana liquida nel calco in gesso e infine la cottura in forno a legna a 1300°-1400°. Tutto ciò senza tener conto degli errori e degli innumerevoli tentativi prima di giungere allo stampo in gesso definitivo. Insomma, abbiamo capito che si trattava di un processo estremamente lungo e complesso.
Attraverso l’utilizzo della stampa 3D, invece, si riscontra un’incomparabile ottimizzazione di materiale e tempistica di produzione. Con una stampante 3D di qualità e con un esperto tecnico del settore, si otterrà una litofania in un paio d’ore con una percentuale quasi nulla di spreco di materiale.
Ora che siamo a conoscenza dell’antico metodo di fabbricazione delle litofanie, andiamo a scoprire nel dettaglio come esso si è evoluto tramite la stampa 3D.

P_20180312_140453 (1)Mentre nell’Ottocento la tecnica consisteva nel riprodurre manualmente il soggetto scelto sulle varie lastre di materiale, oggi si parte più semplicemente da una fotografia digitale. Attraverso un processo matematico computerizzato, la fotografia in questione viene convertita in una matrice matematica, vale a dire una tabella formata da elementi numerici, tramite i quali è possibile ottenere una rappresentazione grafica e di conseguenza un disegno tridimensionale della fotografia. Come mostra la foto qui a lato, ci sono tre valori X, Y e Z che coesistono tra loro e determinano il grafico e di conseguenza il disegno in 3D. Torniamo ora all’artigiano, che con pazienza e precisione scavava e incideva la lastra in base all’intensità dei toni e dei colori dell’opera che voleva riprodurre, ottenendo parti in cui il materiale era più spesso così da schermare maggiormente la luce e altre parti in cui il materiale risultava più sottile in modo da farla maggiormente filtrare. Nel disegno 3D il concetto è lo stesso: lo spessore/sottigliezza della lastra che si andrà poi a stampare è dettato dal valore Z (altezza), che varia per ogni punto in base all’intensità del colore e all’effetto chiaro-scuro della fotografia di partenza. Per intenderci, il colore nero essendo molto intenso avrà un valore molto elevato in Z, mentre quello del colore bianco sarà estremamente basso. Di conseguenza, la luce posta dietro la lastra filtrerà più o meno intensamente nei vari punti, dando così vita alla litofania. Inoltre, partendo dalla matrice matematica iniziale, si ha la possibilità di variare a piacere i parametri della fotografia, quali ad esempio la positività/negatività dell’immagine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *